Ab gai so. COMMENTO

v. 2 capus e doli

Guillem de Berguedan:

41 Raimon de Paz, mon sirventes romansa
42 a·n Nas-de-Corn, e non aias temenssa
43 que plus volpill no·n a d’aqui en Fransa,
44 ni plus coart, si eu ai conoissenssa;
45 que cinc anz a non donet colp ni pres
46 en l’escut d’aur en que la dompna es,
47 ni en tornei non capusa ni dola,
48 anz ten per fol qui sas armas l’afolla.

Guillem de Berguedan:

1 Cel so qui capol’e dola:
2 tant soi cuynde e avinen
3 si que destral ni exola
4 no·y deman ni ferramen;
5 qu’esters n’ay bastidas cen,
6 que maestre de l’escola
7 so, e am tan finamen
8 que per pauc lo cor no·m vola.

Marcabru:

15 e·l jelos bada e musa
16 e fai badiu badarel,
17 car qui l’autrui con capusa
18 lo sieu tramet al mazel,
19 e qui l’estraing vol sentir,
20 lo sieu fai enleconir
21 e·l met en la comunailla.

v. 5 marves: meglio marv e plan’e d’aura. Per marvir, cf. La chanson de la croisade albigeoise, ed. Martin – Chabot, III,p. 104, lassa 196, vv. 31-33:

Lo Cardenals e.l coms fon carpenters venir

Per comensar la cata, ab que.lh voldran delir

E.ls castel e.ls calabres e.ls peiriers amarvir.

v. 5 daura

Esistono diversi metodi di doratura, il più antico è quello della cosiddetta  “doratura a guazzo”, rimasto uguale fino ad oggi:  richiede diverse fasi e possono passare giorni prima di vedere il lavoro ultimato. Come materiali si utilizza:

• Oro in foglia: si tratta di oro in foglia ottenuto martellando tra due spessori di cuoio che lo rendono molto sottile e maneggevole.

• Gesso di Bologna: (in sostituzione può essere impiegato anche il Bianco di Meudon) si tratta di solfato di calcio idrato. Ha una morbidezza al tatto unica, data dalla finezza della grana di cui è composto.

• Colla di Coniglio: (detta anche colla Lapin) si ottiene dalla pelle di coniglio immersa in un bagno di acqua di calce. Era conosciuta ancor prima della colla a caldo da falegname e, rispetto a quest’ultima, ha una tenacia inferiore. Ciò la rende ideale per la delicata preparazione dell’ingessatura.

• Colla di pesce: (ittiocolla) si ricava dalla vescica natatoria di alcune specie di pesci quali storioni ed affini, usata per far aderire la foglia d’oro al bolo.

• Bolo Armeno: è un’argilla particolare che serve da base all’oro. Può essere di tre colori: color terra rossa (bolo rosso), color terra di Siena naturale (bolo giallo) e color nero (bolo nero). Viene passato con un pennello morbido in martora o in vajo, con una sola pennellata leggera.

Come strumenti il doratore utilizza:

• Cuscino da doratore: è uno strumento indispensabile per stendere la foglia oro per poi tagliarla nella misura necessaria alla decorazione.

• Coltello da doratore: si usa per tagliare la foglia d’oro.

• Pennellessa da doratore: realizzata in morbidissimo pelo di vajo, serve per prendere la foglia d’oro, precedentemente tagliata, e stenderla sulla superficie da dorare.

• Brunitoio: conosciuto anche come Pietra d’Agata è uno strumento che serve a comprimere l’oro una volta asciutto il bolo sottostante. È composto dal manico ed una pietra d’agata (con superficie estremamente liscia). Tramite la brunitura si fissa e si lucida la foglia che diventerà un tutt’uno con la base di gesso e bolo. È l’operazione finale della lavorazione e anche la più soddisfacente.

Le fasi della doratura sono:

Preparazione del fondo
Preparazione del bolo
Applicazione della foglia d’oro
Brunitura

La preparazione del fondo che serve ad accogliere l’oro, deve essere accurata, da questa infatti dipenderà la buona riuscita di tutto il lavoro.

Si comincia preparando la colla di coniglio (colletta), indispensabile per la preparazione sia del fondo in gesso che del bolo. Si mette la colla di coniglio nel pentolino del bagnomaria aggiungendo acqua e si lascia riposare per circa 12 ore, affinché la colla assorba l’acqua. A questo punto si passa alla fase di cottura o riscaldamento mettendo il pentolino a bagnomaria sul fuoco fino allo scioglimento della colla. In questo modo si ottiene la colla madre o colletta, che viene stesa direttamente sul legno che dovrà essere pulito, asciutto e privo di polvere. Questa prima mano si chiama imprimitura. Dopo 2 ore si fa sciogliere a bagnomaria il gesso di Bologna nella colletta e si passa il composto ancora caldo sul legno (ammannitura). Tale procedimento viene ripetuto per varie mani (ne possono occorrere anche 5 o 6).

Una volta ottenuta una base in gesso soddisfacente, la superficie andrà sgrossata e levigata. Infatti, una volta asciutta l’ultima mano di gesso, l’oggetto da dorare pede un precisione sugli spigoli e sugli intagli.
Si eseguono quindi con il raschietto da doratore dei delicati interventi di sgrossatura del gesso in eccesso, al fine di ravvivare gli spigoli ed i motivi ornamentali. La forma del raschietto scelto per questo intervento dovrà essere adatta alla superficie che vogliamo levigare e ravvivare. Si passa poi a levigare le parti piane utilizzando abrasivi a grana sempre più fine.

Lo scopo di questa operazione di preparazione del fondo, è quella di isolare il legno dalla foglia d’oro, preparando un base liscia ed omogenea adatta a riceverla (plana in Arnaut). A questo punto si passa alla applicazione del bolo. Il bolo va passato caldo sulla superficie del gesso, con una pennellata decisa e leggera, senza lasciare striature. Se il bolo è diluito nella giusta proporzione basta anche una sola passata (non si deve vedere il fondo bianco del gesso), altrimenti dopo circa 4 ore si può passare una seconda mano, cercando di non aumentare di troppo lo spessore dello strato, che porterebbe ad un’inevitabile distacco dell’oro e del bolo in fase di brunitura. (Si faccia in proposito molta attenzione agli accumuli di bolo nelle cavità degli intagli o negli angoli delle cornici da dorare).
Solitamente la completa asciugatura dello strato di bolo avviene in poche ore, dipende comunque dall’umidità dell’ambiente e dalla stagione dell’anno in cui si lavora.
Se si vuole una maggiore lucentezza della foglia oro e comunque prima della sua applicazione, si deve brunire (lucidare) il bolo con la pietra d’agata in modo da renderlo perfettamente liscio e compatto.

Applicazione della foglia oro
Cominciamo con l’aprire delicatamente il libretto.
Portare poi il blocchetto di foglie d’oro sopra al cuscino e farne scivolare una con l’aiuto del coltello da doratore.
Stendere ora la foglia sul cuscinetto aiutandosi con il coltello e soffiandovi sopra leggermente.
Ricordarsi che la foglia d’ oro va sempre presa con il coltello e mai con le dita altrimenti si distruggerà subito.
A questo punto si può tagliare in pezzi più piccoli la foglia, sia per agevolarne la presa, sia per seguire al meglio le parti da dorare. Questo ritaglio va fatto con il coltello per dorare che è inossidabile e molto affilato. Appoggiare il coltello sul punto in cui si vuole procedere al taglio e fare un piccolo movimento avanti e indietro, appoggiandosi leggermente sul foglio, poi togliere il coltello. Attenzione a non incidere il cuoio del cuscinetto.
Intanto si prepara la colla di pesce che va messa a bagno e poi scaldata a bagnomaria. La colla va passata delicatamente sul bolo con una sola passata altrimenti il bolo può rinvenire e sciogliersi.
Prima che la colla venga assorbita si prende la foglia d’oro necessaria con il pennello di vajo da doratore e si accosta al pezzo in lavorazione. È bellissimo vedere come la colla attiri la foglia a sé, per effetto elettrostatico. Si procede in questo modo fino alla completa applicazione dell’oro.

La brunitura
Ed eccoci all’ultima (ma pur sempre affascinante) fase della doratura: la brunitura con pietra d’agata. Rende lucido e perfettamente liscio l’oro che finora non brillava.
Ha anche la funzione di accorpare l’oro con forza alla base sottostante. Si lucida perché con la pressione le particelle di colla contenute nel gesso e nel bolo vengono spianate meccanicamente.
Il brunitoio va passato sulle parti dorate, con una pressione costante e in diverse direzioni, in modo tale che a lavoro ultimato non si vedano i vari movimenti.
Prima di passarlo va “scaldato” in una pezza di lana strofinandolo velocemente. L’ideale sarebbe possedere un brunitoio della forma giusta per ogni tipo di curva che la doratura effettua.

Peire d’Alvernhe:

22 nuills hom del mon non a pretz vert,
23 quan vol daurar e puois lima,
24 per que es fols cel qe·is n’azec,
25 pos ve que bens no·i reverta;
26 c’a la cocha pot hom proar
27 amic de bocha ses amor,
  mas: “don non ves, non esperar”.461,174 ~ 461,68:
1 n’Auriflama, car vos etz flamejans
2 coma fin aur quand es ben aflamatz,
3 en la flama ben flamant ni purgatz,
4 soi enflamatz e mon cors es flamans
5 d’una flama flamejant qu’es mout pura
6 que flameja si com fai dauradura,
7 la qual flama tot jorn creis e melhura;
8 n’Auriflama, vos etz d’aital natura.
9 vos etz flama de fin aur reflamans,
10 n’Auriflama, per qu’ieu soi enflamatz
11 de tal flama dont es mon cors dauratz,
12 que coma l’aur lutz, tant es reflamans;
13 don flameja fuoc e flama tot dia
14 per vostr’amor qu’enflama tan la mia,
15 si qu’escantir la flama no·s poiria,
16 tan soi de vos enflamatz, douç’amia.

Marcabru, 293, 25:

23 ai! com es encabalada
24 la falsa razos daurada:
25 “denan totas vai triada”!
26 va! ben es fols qui s’i fia;
27 de sos datz
28 c’a plombatz
29 vos gardatz,
30 qu’enganatz
31 n’a assatz,
32 so sapchatz,
33 e mes en la via.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: