Quan chai la fuelha

Il trobar car ha un’importante connotazione, che circoscrive un aristocratico disegno di assimilazione del preziosismo all’oscurità e al «poco giorno»: lo stile prezioso è scuro come l’inverno, lo stile piano è chiaro come la bella stagione. È Dejosta·ls breus temps e·ls lonc sers di Peire d’Alvernhe, un componimento la cui eccellenza sul piano melodico è dichiarata nella vida del trovatore, a segnare l’inizio del nuovo modo di comporre e a imprimergli un marchio che giungerà fino alle rime petrose di Dante.

Arnaut Daniel non si è ovviamente sottratto a questa tendenza; in più ha desunto, come al solito, motivi precisi dai testi latini letti a scuola:

Quan chai la fuelha

dels aussors entressims

e·l freg s’erguelha

don seca·l vais e·l vims,

dels dous refrims

vei sordezir la bruelha:

mas ieu sui prims

d’Amor, qui que s’en tuelha.

Tot quant es gela,

mas ieu no puesc frezir

qu’amors novela

mi fa·l cor reverdir;

non dei fremir

qu’Amors mi cuebr’e·m cela

e·m fai tenir

ma valor e·m capdela.

In un ms. proveniente da S. Marziale di Limoges (Paris, B. N. lat. 3719, fol. 42) troviamo un conductus profano straordinariamente simile (incipit identico, clausole con medesime vocali nella prima strofe, perfetta identità fra l’inizio della seconda cobla della canzone provenzale e la quarta strofe del testo latino qui riprodotta):

De ramis cadunt folia,

nam viror totus periit;

iam calor liquit omnia

et habiit,

nam signa celi ultima

sol peciit.

[…]

Modo frigescit quiquid est,

sed solus ego caleo,

immo sic michi cordi est

quod ardeo;

hic ignis tamen virgo est

qua langueo.

Cadono le foglie dai rami, tutto il verde muore; già il calore ha abbandonato ogni cosa ed è fuggito: infatti il sole avanza verso le ultime costellazioni del cielo… Ora tutto quanto gela, ma solo io resto caldo, anzi di più, il mio cuore mi fa ardere; e questo fuoco è la donzella per la quale languisco.

Al testo sammarzialese allegherei, per mostrare la compattezza della tradizione letteraria cui Arnaut fa riferimento, questo famoso carmen buranum:

Sevit aure spiritus,

et arborum

come fluunt penitus

vi frigorum;

silent cantus nemorum.

Nunc torpescit vere solo

fervens amor pecorum;

semper amans sequi nolo

novas vices temporum

bestiali more.

Il vento gelido inasprisce e le chiome degli alberi volano via per il freddo; tacciono i canti dei boschi. Ora intorpidisce l’amore degli animali, fervente in primavera; ma io, sempre innamorato, non voglio seguire il mutare delle stagioni come fanno le bestie.

Una Risposta

  1. Excelente artigo. Costumava procurar constantemente paginas sobre novelas portuguesas e raramente encontro um blog com informacao tao bem construida como aqui.

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