Ans que sim reston de branchas

Analizzando la canzone di Arnaut Daniel “Ans que sim reston de branchas” si nota ,in particolare nell’incipit,una certa similitudine con la canzone di Bernart de Ventadorn “Lancan vei per mei la landa”.Più precisamente,nella canzone di Arnaut Daniel,si denota un attacco stagionale che può essere messo a confronto con quello presente nella canzone di Bertran de Ventadorn.L’interpretazione del cosmo con il sentimento è una prerogativa dei trovatori e lo stesso Bernart de Ventadorn in alcune canzoni,ardente d”amore,trasforma magicamente il paesaggio invernale. Arnaut Daniel :I Cobla

Ans que sim reston de branchas
sec ni despuelhat de fuelha
farai,c’Amors m’o comanda,
breu chanson de razon lonia,
que gen m’a ducx de las artz de s’escola:
tan sai que.l cors fas restar de suberna
e mos buous es pro plus correns que lebres.

“Avanti che le cime delle branche restino secche e di foglie spogliate,dal momento che Amore me lo comanda,farò una breve canzone di materia lunga perchè bene mi ha istruito in arti di sua scuola:tanto so che  posso sospendere il flusso della corrente ed è il mio bue più svelto della lepre”

Bernart de Ventadorn

Lancan vei per mei la landa
dels arbres chazer la folha,
ans que.lh frejura s’espanda
ni.l gens termini s’esconda,
m’es bel que si’auzitz mos chans,
qu’estat n’aurai mais de dos ans,
e cove que.n fass’esmenda.

“Quando vedo cadere le foglie degli alberi al centro della terra,è bello per me prima che il freddo si diffonda e che la dolce stagione si nasconda,che il mio canto sia ascoltato perchè mi sono assentato a cantare per più di due anni e conviene che io ripari a ciò”

L’incipit “invernale” delle due canzoni,che ritroviamo già in Rimbaut D’Aurenga e in Pier D’Alvernha, è molto simile in entrambe.Il componimento invernale è largamente usato dagli autori del trobar car i quali pongono una particolare attenzione per tutto ciò che è malinconico,la cosidetta “ideologia saturnina”.

Nell’incipit di “Ans que sim reston de branchas ” come in “Ab gai so “,Amore comanda il poeta a scrivere una canzone in Ab gai so,l’autore assegna ad Amore un ruolo sì fondamentale,ma secondario,in quanto esso interviene nel rifinire e levigare ciò che il poeta ha creato e su cui egli ha già “passato la lima”.In  “Ans que sim reston de branchas” si nota un forte senso di indissolubilità tra Arte e Amore.Qui Daniel conferisce ad Amore un ruolo essenziale  in quanto,grazie ad esso,che lo ha istruito nelle arti della sua scuola,potrà comporre “una breve canzone di materia lunga”

I termini “bueos”,”lebres” e “suberna” ai versi 6-7  della prima cobla ricorrono anche nella tornada di “Ab gai so “,<Ieus sui Arnautz qu’amas l’aura e cas la lebre ab lo bueu e nadi contra suberna>,una  amara metafora dell’impossibilità del poeta di realizzare la sua impresa,l’aspirazione dell’innamorato a servire in modo assoluto e disinteressato la donna-signora,a colmare quella distanza causata dalla bellezza e dal potere dell’amata che pongono il poeta lontano da lei  e che egli tende ostinatamente a colmare,qui inoltre Arnaut Daniel descrive il proprio stato d’animo e la sua condizione di povertà morale e materiale in cui si trova.

II Cobla
Ab razos coindas e franchas
m’a mandat qu’ieu no m’n tuelha
ni autra no serva ni.n blanda
pus tan fai qu’ab si m’aconia,
e.m ditz que flors no.il semble de viola
que.s ciamja leu si tot noquaz iverna,
anz per s’amor sia laurs o genebres.

“Con argomenti dilettuosi e franchi mi ha comandato che io non me ne tolga e che io non serva o non blanda nessun’altra in quanto fa in modo che le sia accetto,e mi dice che io non somigli a viola che cambia in fretta se pur non fa affatto freddo,ma per amor suo io sia alloro o ginepro”.

In questa seconda cobla Amore chiede al poeta di non distogliere la propria attenzione dalla donna amata,di non servire o corteggiare nessun’altra e lo esorta a non assomigliare alla viola che cambia in fretta ma che sia come l’alloro e il ginepro,alberi sempreverdi ,simbolo dell”immutabilità dell’amore.Da notare il termine “laurus”,che ritroviamo usato da Dante nel Convivio:”Ramo di foglie verdi a noi s’asconde se non lauro,pino o in abete”  e il termine “lauro” dal Petrarca,”allora saranno i miei pensieri a riva che foglia verde che non si trovi in lauro”  simbolo della viridità perenne dell’amore e allusione  a Laura:”giovane donna sotto un verde lauro”.

III COBLA
Ditz:<<Tu,qu’alhors non t’estanchas
per autra que.t denh ni.t quelha;
totz plaitz esquiv’ e desmanda
sai e lai qui que.t somonia,
que.s clama folh qui se meteis afola;
e tu no far falha don hom t’ esquerna
mas apres Dieu lieis honors e celebres.

 

Dice:<<Tu attenzione non fissarti altrove per altra che ti degni o ti accolga schiva e rimanda ogni accordo,chiunque,qua e la ti solleciti,perchè si chiama folle chi infolla se stesso;e bada di non fare errori da esserne schernito,ma dopo Dio lei onora e celebra”.

Ditz qui il soggetto è Amore secondo l’edizione di Canello.Cuelha si impone  a vuelha al v 23.

IV Cobla

E tu c’o aus,non t’afranchas   per  respieg  qu’amar no.t vuelha:                                                                                                                                                                              sec,s’il te fui ni.t fai.guanda                                                                                                                                                                                               que greu er qu’om no.i aponia

qui s’afortis de priar e no cola,

que n passera part las palutz d’Uzerna

Mon Pelegrin lai on cor en  joi Ebres>>.

 

E ascolta che tu non t’affranchi per tema che amar non ti voglia:insisti,seguila se ti sfugge o ti inganna poichè è arduo che non raggiunge il suo obiettivo, chi persiste nel pregare e non rinuncia,si da passare le paludi di Userna alla Mon Pelegrin là dove scorre l’Ebro>>.

 

                                                                                                                                                                      

 

 

Secondo Canello al verso 22 “e tu co artz y tu cobarde”, Perugi “etu c’o aus”.Al verso 27-28 Canello legge Lerna supponendo che Ebres sia il fiume Hebro de Tracia.Lavaud afferma che si tratti chiaramente delle paludi di Userna,antico nome di Belcaire de Languedac.Al verso 28 Canello legge com. pelegrin come Toya,Perugi legge Mon Pelegrin e non la traduce perchè ipotizza come Canello che si tratti  di un toponimo non identificato.

V Cobla

S’ieu n’ ai passatz pons ni planchas
per lieis,cujatz c’ieu m’en duelha?
non eu,q’ab joi ses vianda
me sap far mezina conia
baizan tenen,e.l cors,si tot si vola,
no.s part de lieis qui.l capdel’e.l governa.
Cors,on qu’ieu an,de lieis no.t luins ni.t sebres!

Se io passai ponte e palanche per lei credete che me ne dolga?Non io perchè di gioia senza vivanda mi sa far medicina gustosa col bacia avvingnhia e il cuore anche se vola via,non si parte da lei che lo dirige e lo comanda.Cuore,dove io sia,che da lei non ti allontani nè ti smembri!

In questa cobla è presente il termine “vianda” che ricorre anche nella canzone di Bertarn de Ventadorn al verso 24.Daniel dice:<Non eu,qu’ab joi ses vianda me sap far mezina conia>  anche se il poeta è senza cibo,metafora per indicare che è senza la donna,questa gioia diviene una medicina gustosa che lo allevia dalle sofferenze per la “lontananza” metaforica che intercorre tra lui e la donna amata.Diversamente,Bernart de Ventadorn,nella sua canzone si rivolge a Dio che essendo colui <que tot lo mon garanda li met’en cor que m’acolha c’a me no te pro vianda ni negus bes no.m aonda>;<che tutto il mondo comanda>gli faccia la volontà di <accogliermi perchè nessun alimento nè nassun bene mi aiuta>
Al verso 33 “baizan tenen” è una espressione che si ritrova frequente nei trovatori.Canello ad esempio traduce di “baci e abbracciamenti”,Toya di “baci ed amplessi”,Perugi “baciandomi e stringendomI”,Eusebi “baciando abbracciando”.

VI Cobla

De part Nil entro c’a Sanchas
genser no.s vest ni.s despuelha,
e sa beutatz es tan granda
que semblaria.us messonia;
be.m vai d’amor,que m’abrassa e m’acola,
e no.m frezis freitz ni gels ni buerna,
ni.m fai doler mals ni gota ni febres.

Da di là del Nilo sino a Sanchas,nessuna più bella si veste e si spoglia;e la sue bellezza è così grande che vi sembrerebbe falsità;ma va bene Amore,perchè mi abbraccia e mi attornia e non mi raffredda,freddo nè gelo,nè inverno,nè mi fa dolere male,gotta o febbre.

Al verso 37 di questa canzone troviamo il termine “despuelha” che ricorre anche al verso 30 della canzone di Bernart de Ventadorn:
Mal o fara,si no.m manda
venir lai on se despolha,qu’eu sia per sa comanda
pres de lieh,josta l’esponda,
e.lh traya.ls sotlars be chaussans,
a genolhs et umilians,
si.lh platz que sos pes me tenda.

Sbagliato farà se non mi comanda ad andare lì dove si spoglia affinchè stia per suo ordine vicino al letto di fianco al bordo e le tolga le scarpe e umiliandomi se le piace tendermi i suoi piedi.

Qui possiamo notare  la posizione di servo che l’autore adotta in questa canzone.
Al verso 36 Sanchas città di Santies nel Poitou nel nord di Burdeos e forse questa stessa città appare come limite geografico nella Chanson de Roland al verso 1428 <>.Al verso 37 “no.s vest” indica una perifrasi equivalente a “non esiste”.Al verso 40 Canello e Toya leggono “qu’ela.m baisa e m’acola”,Perugi legge”que iv.m bai e mi percola”,”che mi bacia e mi abbraccia”.

TORNADA
Sieus Arnautz del sim tro en la sola
e no vuelh ges ses lieis aver Lucerna
ni.l senhoriu del renc per on cort Ebres.

Suo è Arnaut dalla cima alla suola nè voglio senza lei avere Lucerna nè il dominio del regno dove scorre l’Ebro.

Ricorre in questi versi il termine Lucerna come in “Ab gai so” al verso 21.Lucerna è la città sommersa di Villaverde di Lucerna nel lago di Sonobria.

SCHEMA METRICO
a b c d e f
1 tornada di 3 versi
coblas unissonans di 7 versi

ANALISI PUNTOMETRICA

COBLA      I     II      III      IV      V      VI       VII 
VERSO1   
              2                     2         2                   1                        5

              3    1                          1                                             2

             4    1              1          1                      2                     5

             5    2                         2              1     1           1          7 

             6                    1                          3     1                       5

             7   3             3           3             3     3           3          18

 

             

 

BIBLIOGRAFIA
A.D. CANTI E SCHERNO D’AMORE
MARTIN DE RIQUER “LOS TROVADORES”

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