RETOMBA

Di seguito una breve scheda del termine che abbiamo incontrato al v. 44 di Si·m fos Amors de joi donar tan larga: “[…] ieu non ai cor ni poder que·m descarc/ del ferm voler ue n’es pars de retomba […]”:

Da Raynouard (V, 372, I, n° 5)

Retomba, retumba, s.f., siphon, cycloide [sifone]

es. “Ses muiol e ses retomba” (Arnaut Daniel, Lancan son passat li giure) [Senza mozzo e senza sifone]

OPPURE Pot, bouteille, ampoule, fiole [vaso, brocca, boccale, bottiglia, fiala, boccetta]

es. “Atressi cum la retumba/ franh leu e fai maynta lesca,/ franh amors” (Elias Cairel, Era no vei) [così come la fiala si frange facilmente e dà origine a molte schegge, così si frange l’amore]

es. 2 “Amors d’aital hom non dura,/ ans frainh leu plus d’una retomba” (Roman de Jaufre) [l’amore di simili uomini non dura molto, anzi si frange più rapidamente che un’ampolla]

Dal Supplement di Levy

Levy discute sull’alternanza dei significati sifone/coppa/bottiglia specialmente in Arnaut, e propone gli interventi degli editori per distinguere i vari casi; in seguito riporta altri esempi per i vari significati già proposti da Raynouard.

Dal Godefroy

Retombe, s.f., coupole OPPURE vaisseau ou vase de terre d’une forme ronde.

Godefroy riporta diverse attestazioni del termine in diversi testi tutti in prosa (la maggior parte sono documenti di tipo annalistico, glossari, o fogli sciolti di manoscritti). Il verbo corrispondente è retombir (v., retentir = echeggiare, risuonare, ripercuotersi) e questo presenta invece alcune attestazioni poetiche (come Perceval, Chanson d’Antioche).

Dal Glossarium mediae et infimae latinitatis di Du Cange

Retumba= “consutudines monasterii de Regula, seu de la Reole, apud Labbeum”

Dal Breve diccionario di Corominas

Retumbar, “risuonare con strepito”, 1495. Voce imparentata col francese antico tombir e retombir, di probabile origine onomatopeica.

Retomba: legami intertestuali

Introduzione

Ai versi 43-44 di  Si.m fos Amors di Arnaut Daniel (AD) si legge:

qu’ieu non ai cor ni poder que.m descarc

del ferm voler que n’ es pars de retomba

M.L. Meneghetti, nel suo volume su “Il pubblico dei trovatori” (1984), basandosi anche sugli studi di G. Oliver (1973-74), propone di interpretare il termine retomba, letteralmente “fiala/fiasca di vetro” (si veda la scheda linguistica a seguire), nel senso semanticamente assai più pregnante di “fiala del filtro d’amore”, con chiara allusione al filtro d’amore per eccellenza: quello della leggenda tristaniana.

L’analisi della Meneghetti sostiene l’ipotesi di un rapporto intertestuale tra i due grandi componimenti arnaldiani, Si.m fos Amors e Sestina, per i quali già è possibile ipotizzare che costituiscano “sistema”, e i tre famosi componimenti

No chant per auzel di R. d’Aurenga (RdA),

D’amors qui m’a tolu a moi di C. de Troyes (CdT),

Can vei la lauzeta mover di B. de Ventadorn (BdV).

Si tratta, come noto, di una triade di canzoni in cui i tre grandi autori confrontano, anche polemicamente, le rispettive concezioni d’amore. La Meneghetti, come illustreremo a seguire, ravvisa nei due citati componimenti di AD una consapevole e voluta partecipazione del poeta alla disputa tristaniana dei tre autori precedenti.

L’analisi della studiosa viene presentata come prova di ipotesi più generali riguardanti la produzione lirica provenzale. L’idea di base è che le opere dei trovatori non siano

“casualmente oggetto di recuperi, ridiscussioni, riformulazioni; esse piuttosto appaiono spesso progettate in vista di un apporto (di un arricchimento) esterno” (pag. 147).

La disputa tristaniana di RdA, CdT e BdV

Intorno al 1170 RdA, CdT, che ricordiamo essere un autore di romanzi e troviere, ovvero non occitanico, e BdV danno luogo a quella che la Meneghetti definisce una “importante  aggregazione di contributi poetici” attorno a un duplice tema :

la possibile realizzazione dell’amore cortese

  • la sua durata.

Le tre canzoni condividono

  • il tema, ovvero l’amore non (ancora) realizzato;
  • la presenza di un  riferimento a un Tristano (o alla leggenda tristaniana e al filtro d’amore).

Il riferimento al filtro d’amore è presente nelle canzoni di RdA e CdT e assente in quello di BdV. L’invio nella canzone di quest’ultimo è proprio a un Tristano, che Roncaglia riconosce come senhal per CdT. L’invio nella canzone di RdA è invece per Carestia/CdT.

La situazione si schematizza nel modo seguente:

RdA CdT BdV
Filtro nel testo si si
Invio Carestia Tristano

Lo scambio sarebbe quindi il seguente:

RdA invia a Carestia/CdT una canzone in cui afferma che l’amore è

Eterno

Realizzabile (anche perché sostenuto dal filtro d’amore).

Cdt risponde sostenendo che l’amore è

Eterno

Indipendente dalla sua realizzabilità.

In particolare CdT esprime un netto rifiuto di un amore dovuto a un filtro d’amore. In questo modo il romanziere ottiene il duplice scopo di condannare la passione cieca di cui la storia tristaniana è emblema e di polemizzare nei confronti della concezione amorosa libertina di RdA.

Al “dibattito” si unisce quindi BdV il quale, non fa riferimento al tema del filtro ma invia a Tristano/RdA il suo componimento. Il messaggio della canzone di BdV, in contraddizione parziale con lo spirito tipico delle altre opere del grande trovatore, è decisamente pessimista. L’irrealizzabilità dell’amore sostenuta nel componimento impedirebbe, secondo la Meneghetti, ogni riferimento al tema del filtro che, nella concezione “cortese” più tradizionale sarebbe comunque responsabile di un amore folle ma eterno, qui negato. Il legame intertestuale con la coppia di componimenti di RdA e CdT viene quindi stabilito con:

  1. la ripresa dello schema metrico della canzone di RdA
  2. invio a Tristano/RdA e il riferimento alla materia bretone
  3. la ripresa del tema dell’innamoramento attraverso gli occhi presente in CdT e qui negato con la ben nota posizione riguardo alla natura narcisistica dell’innamoramento.

La conclusione pessimistica di BdV è quindi che l’amore è pura illusione narcisistica che non esiste al di fuori del soggetto che ama.

L’intervemto di AD nella disputa tristaniana

Come anticipato, per la  Meneghetti AD interverrebbe nella disputa a tre della generazione del 1170 con Si.m fos Amors e la Sestina, proponendosi come risolutore della disputa stessa.

Il legame della coppia-sistema di AD con la terna-sistema sarebbe dimostrabile da un doppio ordine di motivi, in rapporto gerarchico tra loro, nell’ambito della discussione sulla natura dell’amore cortese:

  1. la voluntas
  2. il ruolo del filtro d’amore (retomba) e tema tristaniano.

Campo semantico della volontà.

AD colloca infatti la definizione del suo concetto di amore nell’ambito del campo semantico della volontà, ricco di implicazioni filosofico-mistiche (in particolare si vedano i legami con  il “volontarismo” di stampo vittorino). Lo stesso campo semantico è ben ravvisabile sia nella canzone di CdT (v.31) che in quella di BdV (v.16).

Il campo semantico della volontà in AD è rappresentato embleticamente dal celebre ferm volers della sestina, presente anche due volte in Si.m fos Amors (v. 25-26 e 35-36, qui collegato direttamente con il termine retomba) e una volta in Sols sui qui sai (v.3).

Da notare come la sfera della volontà è presente nell’opera di AD, ad esempio in Ab gai so, anche quando il poeta affronta l’area tematica dell’ispirazione e della produzione poetica.

Tema tristaniano.

Il senso dell’intervento di AD sarebbe in linea con quello di CdT: la sua volontà di amare (il fermo volere) non è quindi come quello di Tristano, frutto di un filtro e folle. Ne discenderebbe che l’amore cortese (come l’ispirazione poetica) non deve dipendere da elementi soprannaturali e che la sua durata, svincolata dalla realizzazione, non può che essere eterna.

La scoperta del tema tristaniano, inoltre, secondo la Meneghetti, consentirebbe, visto il rapporto tra Si.m fos Amors e Sestina, di riconoscere nell’oncle della Sestina lo zio-oppositore di Tristano.

Il contributo di AD alla disputa tristaniana realizzerebbe in questo modo, oltre a una raffinatissima tecnica di intertestualità, una forte affermazione (vanto) per il superamento dell’oppositore realizzato proprio grazie al ferm voler.

Una Risposta

  1. Poteva certamente essere d’aiuto la mia messa a punto, datata 1999 e presente su “Anticomoderno” (ahi ahi, rivista “romana”), 4, pp.241-6.
    Escludo ogni tipo di richiamo tristaniano, piuttosto rafforzo il legame con Raimbaut d’Aurenga. Ma si veda anche un altro mio contributo, in “Rivista di studi testuali” (2, 2000).
    Certe mancanze bibliografiche, anche a livello seminariale, anche e soprattutto a livello CRITICO, sono gravi.
    Buon lavoro

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